Da Giovanni a Corrado: il Vescovo è con noi!

La comunità diocesana sia davvero unita attorno al suo Pastore

di Paolo Montagna


E così domenica prossima finalmente accoglieremo a Pavia il nuovo vescovo Corrado!

Sarà un giorno di grande festa, il culmine di un paio di mesi nei quali la nostra Diocesi ha vissuto momenti fortemente emozionanti, quelli che normalmente caratterizzano il cambiamento del vescovo, a cui si sono aggiunti quelli più sorprendenti legati all’elezione di don Andrea.

Con una battuta, potremmo definirlo “l’anno dei tre vescovi”: da Giovanni a Corrado, accompagnando Andrea. Ci siamo stretti a loro nella preghiera e nell’amicizia, abbiamo vissuto momenti di “adunate oceaniche” che non si vedevano da tanto tempo. C’eravamo, ci siamo stati, siamo stati insieme… Abbiamo nel cuore, portiamo nei ricordi, alcune celebrazioni intense, spesso anche con applausi, lacrime, abbracci, di sacerdoti e laici amici che insieme hanno vissuto una forte esperienza di Chiesa, e di Chiesa diocesana. E domenica, con l’ingresso del vescovo Corrado, si chiuderà questa lunga fase di festa, di gioia, di emozione che tutti abbiamo vissuto.

E comincerà, come in un nuovo anno liturgico, il “tempo ordinario”… Che cos’è però il tempo ordinario, il tempo feriale? È qualcosa di non-straordinario, di non-festivo, e quindi di faticoso, noioso, difficile, pesante…? O non piuttosto quel tempo nel quale la normalità dei giorni e della vita quotidiana può e deve manifestare la bellezza di quel che abbiamo sperimentato nei momenti di festa, cioè la presenza del Signore tra di noi, nei vescovi che ci ha donato come pastori per la nostra Diocesi, nei sacerdoti e nei laici che tutti insieme sono la Chiesa di Pavia, e in un unico grande abbraccio hanno fatto festa ai loro vescovi?

Se davvero vogliamo salutare con affetto e riconoscenza mons.Giudici, se davvero vogliamo accogliere con altrettanto affetto e speranza mons.Sanguineti, dobbiamo innanzitutto pensare a noi stessi come comunità diocesana: sapremo mantenere anche nella vita ordinaria la straordinarietà di questi giorni? i legami che abbiamo costruito, i saluti e i sorrisi che ci siamo scambiati, la consapevolezza che tutti siamo chiamati dal Signore a vivere nella stessa Chiesa, ciascuno con le sue peculiarità ma anche con l’impegno a rimanere uniti riconoscendoci nella stessa comunità diocesana?

Voglio essere esplicito: troppe volte tutti noi, nessuno escluso, corriamo il rischio di vivere la nostra esperienza di fede e il nostro impegno ecclesiale secondo logiche “mondane”, che papa Francesco quasi ogni giorno ci aiuta con forza a riconoscere e ad allontanare.

Se non stiamo attenti, il passaggio da un vescovo all’altro rischiamo di viverlo proprio così, con una logica di confronto o di eccessiva attesa, guardando la realtà come con occhi distorti e cercandovi quel che ciascuno inconsciamente vorrebbe trovarci!

E così, tra persone o gruppi, laici o religiosi, parrocchie o organismi diocesani, associazioni o movimenti, ci sarà sempre qualcuno che rimarrà legato con affetto e rimpianto a mons.Giudici, ricordando i tanti anni vissuti insieme, le tante cose realizzate (pensiamo solo alla riapertura della Cattedrale, o alla lettura integrale della Bibbia… ma quante altre ce ne sarebbero!), le moltissime occasioni in cui ci si è sentiti da lui accolti e rispettati, accompagnati e guidati attraverso le complessità della vita ecclesiale e civile. Ma certamente ci sarà qualcun altro che invece sarà pronto a ricordarne fatiche o difficoltà, incomprensioni o frustrazioni, magari dentro le tante cose che durante l’episcopato appena trascorso non si è riusciti a realizzare o a modificare quando non funzionavano a dovere: e allora tutto questo potrebbe andare a gravare come un pesante carico di aspettative e speranze sulle spalle di mons.Sanguineti, del quale si sarà pronti a studiare ogni attimo del suo passato, ogni parola e ogni gesto nei suoi primi incontri pavesi per capire come si muoverà e se farà o non farà determinate cose.

Certo, un vescovo sarà diverso dall’altro, ci mancherebbe! Ma a mons.Giudici e a mons.Sanguineti dobbiamo fare tutti un grosso regalo: non “tirarli per la giacca”, lasciarli tranquilli e accompagnarli entrambi solo con la nostra preghiera e il nostro affetto. E dimostrare loro – non a parole ma con i fatti – che noi ci saremo sempre, nella nostra Chiesa di Pavia, insieme ai nostri pastori, a fare quel che possiamo perché il Vangelo di Gesù arrivi sempre più a tutti i nostri fratelli, in questo tempo e in questo territorio che è la nostra Diocesi oggi.

Il vescovo può cambiare, ma la sua comunità deve rimanere ben salda, viva, unita. Lui sarà il “pastore con l’odore del gregge” – e il vescovo Corrado lo vuole essere e lo ha detto chiaro sin dall’inizio – solo se il gregge avrà un odore forte, ben riconoscibile, un unico “odore di Chiesa pavese”.

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