HO UN POPOLO NUMEROSO IN QUESTA CITTÀ: Resoconto della XVII Assemblea Diocesana di Azione Cattolica

Come abbiamo più volte ripetuto, l’Assemblea Diocesana, che si tiene ogni tre anni, non è solo un atto formale di conferma o avvicendamento delle responsabilità, ma è soprattutto un’occasione di riflessione e di discernimento sul cammino svolto e di progettazione del futuro.

E questo è successo sabato 15 febbraio alla nostra Assemblea Diocesana: è stato un momento importante per ripensare la nostra Associazione, riflettendo sul nostro “bilancio di sostenibilità” che non parla di soldi, ma di tempo donato, di passione educativa, di formazione, di proposte qualificate. Significativi sono i numeri emersi: 2.730 ore donate da giovani e adulti per offrire 600 ore di formazione a bambini, ragazzi, giovani e adulti in varie iniziative di formazione.

Ed è stato tempo di progettazione associativa, con la costruzione del nostro Documento Assembleare, che traccia le linee del futuro della nostra Associazione, partendo dalla “nostra vocazione tipicamente laicale a una santità vissuta nel quotidiano che ci darà la forza e il coraggio di vivere la fede là dove siamo”.

“L’Azione Cattolica è lì dove sono tutti” e, per questo, siamo convinti che sia necessario lavorare per una AC “in uscita” come ci chiede Papa Francesco, un’AC che sia pienamente inserita nella città, pronta a comprenderne e a viverne le bellezze e le fatiche. Un’AC Extra-large, come ci ha ricordato la delegata nazionale Monica Del Vecchio, una casa per tutti, pronta ad allargare il cuore e ad essere profetica nella Chiesa di Pavia con la sua capacità di essere intergenerazionale e la sua passione per la formazione e la missione.

Mons. Vescovo è intervenuto confermando il proprio sostegno e la propria vicinanza all’Associazione e sottolineando la bellezza del “vivere l’ordinario in modo straordinario”. Ha poi richiamato un passo importante in cui Vittorio Bachelet nel 1973 richiama in modo assolutamente attuale l’essenza dell’essere di Azione Cattolica: “Vale la pena di impegnarsi nel servizio dell’AC? E’ una domanda che mi sono posto soprattutto all’inizio, quando mi è stato chiesto un lavoro così impegnativo nel servizio centrale all’AC: e già allora avevo risposto positivamente. Ma l’esperienza di questi anni mi ha confermato che questo servizio, questa rete di amicizie, questa realtà di preghiera, di azione, di riflessione, di sacrificio, questa realtà che si sforza di portare avanti con semplicità, senza rumore, nella Chiesa italiana un discorso che ci aiuti a crescere tutti e ci porti, per quanto possiamo faticosamente, ma positivamente sulle vie indicate dal Concilio – che poi sono le vie indicate dal Signore; questo sforzo, questa fatica, questo tempo che noi strappiamo alle nostre occupazioni, alla nostra famiglia, alla nostra vita quotidiana vale la pena davvero di essere speso”.

La nostra Assemblea è stata tempo di formazione e di progettazione, ma anche momento di festa e di incontro, occasione di amici ritrovati e passione condivisa, ricchezza di abbracci, emozioni, lacrime e sorrisi. È stata luogo prezioso di relazioni belle e condivisione di sogni e desideri.

È stato un tempo di grazia che affidiamo al Signore, certi che illuminerà con il Suo amore il nostro cammino del prossimo triennio.

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2 commenti su “HO UN POPOLO NUMEROSO IN QUESTA CITTÀ: Resoconto della XVII Assemblea Diocesana di Azione Cattolica

  1. In merito al resoconto sull’Assemblea Diocesana desidero sottolineare l’intervento della delegata nazionale Monica Del Vecchio, riprendendone alcuni spunti da lei offerti con grande entusiasmo.

    Questa vivacissima ragazza (faccio fatica a chiamarla signora) di Bari, si è sposata l’anno scorso con un ragazzo che per motivi di lavoro si è giusto trasferito a Milano. Vive quindi una delle classiche situazioni familiari del nostro mondo globalizzato con le inevitabili difficoltà, che impongono scelte impegnative. Ciò nonostante non ha lasciato il suo impegno nell’AC, nella quale si occupa della promozione associativa nazionale. All’AC è grata perché le ha consentito di “vivere con amici”, con cui condividere esperienze significative.
    Nell’AC, dice, tutti sono chiamati ad esercitare il carisma comunitario. L’AC è una casa per tutti. La casa è un luogo intimo, di rifugio, di ristoro, che si regge su solide fondamenta, ma non deve diventare un luogo di chiusura, di separazione, di mura difensive. L’AC si deve allargare nella Chiesa in uscita, deve adottare una taglia “extralarge”, deve domandarsi: “Per chi siamo?”. Nel giudizio finale sentiremo: “ … lo avete fatto a me”. L’altro mi è necessario per salvarmi. Siamo chiamati ad “abitare” le nostre città, a portare l’habitus di AC in ogni realtà. Abitare è un verbo dinamico e la taglia “extralarge” non è comoda.
    Non dobbiamo delegare la profezia solo ai giovani. È impegno di tutti. Nella traversata della vita i vecchi guardano le stelle, guidano il cammino ed i giovani remano. In una tavola imbandita lasciare sempre un posto vuoto per qualcuno che arriva e per qualcuno che manca.

    1. Grazie Giuseppe per questo contributo!

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