Gli adultissimi: il cuore dell’AC

Gli anziani sono la categoria di persone più colpita da questa pandemia perché sono quelli che, se colpiti dal virus, sono più in pericolo perché fragili o ammalati, ma anche perché sono i più soli e, spesso, i meno attrezzati dal punto di vista tecnico per evitare di rimanere “esclusi” dal mondo se non attraverso la televisione.  

E poi ci sono i tanti anziani che, ancora in salute, sostengono economicamente le famiglie dei figli dove ci sono difficoltà, i tantissimi che curano i nipoti, spesso con grandi sacrifici, quelli che una volta in pensione si dedicano a tempo pieno al volontariato, che accompagnano i bambini a scuola, che si dedicano alla carità, che sostengono in tanti modi le loro parrocchie. Ci sono i grandi anziani, come Papa Francesco e il nostro Presidente Mattarella che, lucidi e fermi, restano grandi punti di riferimento nella nostra Chiesa e nella nostra Italia. 

Papa Francesco in Fratelli tutti al n. 98, ci dice che per gli “esiliati occulti” l’obiettivo non è solo l’assistenza ma la ‘partecipazione attiva’ alla vita civile ed ecclesiale e che tutti possono dare un singolare apporto al bene comune attraverso la propria originale biografia.

E sempre Papa Francesco torna con forza su una tematica cara, più volte richiamata in diversi discorsi, filo rosso che attraversa tutta l’enciclica Fratelli tutti: la cultura dello scarto.

Al n. 18 afferma: Certe parti dell’umanità sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti. In fondo, le persone non sono più sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se “non servono ancora” – come i nascituri -, o “non servono più” – come gli anziani.

Gli adultissimi, i nostri nonni, i nostri anziani sono una parte importante dei soci AC. Sono la nostra memoria e la nostra ricchezza, sono il cuore della nostra Associazione e spesso sono quelli che ci sostengono e ci accompagnano con le loro preghiere.

La nostra preoccupazione più grande, in questo tempo in cui ci vengono negati gli incontri e le relazioni personali, è stata ed è quella di mantenerli connessi alla nostra Associazione, di farli sentire parte della nostra famiglia. E allora stampiamo fogli, spediamo lettere e facciamo telefonate, per chi non riesce ad utilizzare internet o a partecipare agli incontri virtuali.

È la cura che si contrappone alla cultura dello scarto.

È la consapevolezza di sentirci fratelli di ognuno, è la missione della nostra Associazione di essere al servizio e al fianco di tutti.

È la gratitudine per quanto ricevuto che ci chiede di restituire in attenzione e affetto.

È  la certezza che ogni vita è unica e benedetta dal Signore e va preservata, curata e sostenuta.

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