FISSI SU DI LUI: l’icona biblica annuale dell’Azione Cattolica

L’icona biblica che accompagnerà il cammino di tutta l’Azione Cattolica nel prossimo anno pastorale sarà il brano di Luca 4, 14-21.

Si tratta dell’inaugurazione della predicazione di Gesù che “ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi”.

Gesù entra nella sinagoga di Nazareth, il paese dove è cresciuto, e sceglie un testo profetico per inaugurare il suo ministero, un testo che diventa la norma anche per i suoi discepoli: la vita nello Spirito è il punto di partenza, il forte richiamo al Battesimo è esperienza di chiamata alla relazione, di ingresso nell’alleanza. Così è possibile condurre la missione, portare il lieto annuncio. Innanzitutto ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi con la certezza che se l’annuncio è rivolto a tutti questi è rivolto anche ad ognuno di noi. Per sentire propria però la promessa di Dio che risolleva ognuno, occorre riconciliarsi con la propria povertà che da fatto sociale diventa fatto personale. Una povertà declinata da Gesù non come limite, ma come possibilità di liberazione se si accettano, con sapiente verità, le proprie prigionie.

C’è aria di attesa nella sinagoga di Nazareth, mentre Gesù apre il rotolo delle Scritture e legge l’annuncio di liberazione tratto dal profeta Isaia. Forse è simile all’atmosfera che abbiamo respirato durante la pandemia, dentro un misto di timore e di speranza: attesa di un futuro migliore, attesa di notizie finalmente buone, attesa di poter superare lo smarrimento, rielaborare i lutti, aiutarci in modo vicendevole a curare, almeno in parte, le ferite della solitudine e di un lavoro sempre meno sicuro. 

E quando c’è attesa, immancabilmente gli occhi si spalancano, lasciando che giunga qualcosa di nuovo e ci scuota, ci liberi, ci rimetta in piedi. “Oggi”, dice Gesù, si realizza tutto questo, per il fatto che Lui è presente. Da quel momento in poi, chi desidera camminare nella via della prossimità, allargando, come può e dove si trova, lo stile fraterno, sa che può rimboccarsi le maniche, avere fiducia, legittimare la sua speranza. 

Quegli occhi fissi su di Lui, dunque, esprimono la consapevolezza che qualcosa di diverso deve finalmente succedere tra noi, affinché il rotolo letto da Gesù e realizzato nella sua carne diventi testo vivo in noi: vicinanza che genera fraternità, affinché nessuno sia escluso. 

Gli occhi fissi, a questo punto, non possono rimanere immobili: che abbiano incontrato davvero Gesù lo si vedrà da come si muoveranno in modo misericordioso e ospitale verso ogni fratello. 

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