Il mio campo Fuori Casa

di Alessandra Terenziani

Quest’anno ho deciso di partecipare al campo estivo organizzato dalla Azione Cattolica presso la Casa alpina di Rota d’Imagna dal 28 di luglio al 1 di Agosto.

Devo confessare di essere partita un po’ scettica, complici questi quasi due anni di vero e proprio isolamento per me, essendo figlia unica, e complice anche il fatto di non conoscere né il posto né quasi nessuna delle persone che mi avrebbero accompagnato durante questa esperienza.

Tuttavia, con grande curiosità e spinta dai racconti entusiasti di alcuni conoscenti, memori delle esperienze da loro vissute, ho deciso di buttarmi in questa avventura, pensando che potesse essere una buona occasione per uscire dai miei soliti schemi.

Il “filo conduttore” del campo è stato “Fuori Casa”, un tema decisamente attuale e vicino a tutti noi, su cui ci è stata data la possibilità di riflettere attraverso svariate attività, che ci hanno aiutati a ragionare e confrontarci sul rapporto che, durante la quarantena, abbiamo sviluppato con la nostra casa, portandoci a scoprire storie e situazioni diverse dalle nostre o, al contrario, a ritrovarci talvolta in qualche racconto di un compagno.

Sicuramente, discutere su temi a noi così cari, ci ha avvicinati molto gli uni con gli altri, spingendoci a riscoprire il piacere dello stare insieme e a superare la paura dell’altro.

Le attività ed i giochi organizzati dagli animatori erano davvero vari, ma tutti quanti finalizzati a farci conoscere meglio, collaborare tra noi e creare affiatamento.

Ci siamo cimentati in balli di gruppo, cacce agli indizi davvero singolari, dove l’unione e l’affiatamento con i componenti del nostro gruppo faceva davvero la differenza; ci siamo ritrovati ad interpretare star della musica attuale e non, celebri dipinti ed i loro altrettanto celebri autori, con tanto di trucco e travestimenti “home made” che hanno reso l’atmosfera davvero divertente e speciale.

Dunque questa non è stata un’ esperienza che ho svolto in solitudine, ma è stata condivisa in ogni suo momento: tanto nei pasti, durante i quali era molto difficile capitare vicini sempre alle stesse persone, proprio per non precluderci la possibilità di conoscere nuovi compagni, quanto nei momenti un po’ più liberi, per esempio nel pomeriggio, quando abbiamo avuto la possibilità di confrontarci in sport come la pallavolo, il calcio e il basket, o semplicemente di dedicarci ad attività più rilassanti, come suonare gli ukulele, o semplicemente chiacchierare. Ma era la notte il momento più “scanzonato”, quando il sonno non era certo la nostra priorità, ed ogni pretesto era buono per tirare tardi, tra una partita a scopa e una scorpacciata di pan gocciole, tutti intenti a divertirci e ad assaporare fino in fondo questa sorprendente e inaspettata leggerezza 

I più intensi momenti di condivisione, tuttavia, le abbiamo vissute grazie agli incontri di preghiera e riflessione, che ci hanno accompagnati nel corso dei cinque giorni di campo.

In questa occasione, infatti, anche la preghiera si è rivelata un potente mezzo di comunicazione all’interno del gruppo, uno strumento che, ancora una volta, ci ha portati a conoscere idee ed opinioni differenti rispetto alle nostre.

 Ad esempio, la giornata di “deserto” non è stata solo un’occasione per vivere la nostra dimensione di fede con più consapevolezza, ma anche un’occasione di crescita personale, un modo per trovare risposte ad alcune domande, per affrontare qualche paura o anche solo per parlare di quel che più ci preoccupava, grazie soprattutto alla presenza degli animatori e di quei compagni che, ormai, sentivamo essere già diventati nostri amici.

Conoscere persone nuove, con storie diverse e passioni diverse, e confrontarmi con loro mi ha sicuramente arricchita come persona, spingendomi ad essere più consapevole e autentica. Penso che rimanere sempre in uno stesso ambiente e circondati dalle stesse facce possa essere, in qualche modo, rassicurante; tuttavia, esperienze come quella che ho avuto l’occasione di vivere quest’anno al campo lasciano il segno e, se si decide di aprirsi agli altri, si torna a casa con un bel bottino di ricordi e di emozioni, circondati dall’affetto di nuovi legami, veri e sinceri.

Questo campo, insomma, mi ha lasciato una vera e propria impronta di felicità nel cuore che, ne sono certa, non scolorirà tanto facilmente.

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