“Passiamo all’altra riva”: un nuovo inizio per l’AC

Scrivo queste righe in treno tornando da Roma dopo tre giorni di formazione e di incontro al Convegno Nazionale Presidenti e Assistenti diocesani di AC.

Sono stati, come sempre succede per questi appuntamenti, giorni intensi, impegnativi, ma davvero bellissimi e, come sempre succede, si ritorna stanchi, soddisfatti e anche un po’ tristi come quando alla fine si devono salutare gli amici dopo una preziosa esperienza vissuta insieme.

E’ stato bellissimo e forse un po’ spiazzante ritrovarci così in tanti, in presenza, dopo tanto tempo, dopo le Assemblee regionale e nazionale e tanti momenti formativi vissuti on line per le restrizioni dovute alla pandemia. 

E’ stato bellissimo ed emozionante vedere l’abbraccio fraterno fra il Presidente uscente Matteo Truffelli e il nuovo Presidente Giuseppe Notarstefano, sentire l’intensità degli applausi che sottolineavano l’affetto e la riconoscenza per il grande lavoro svolto da Matteo in questi sette anni e la fiducia e il supporto per la grande disponibilità di Giuseppe e di tutta la nuova Presidenza nazionale.

E’ stato bellissimo e appagante vivere di nuovo la fraternità, rivedere volti noti e conoscere nuovi amici, trovare occhi sorridenti, malgrado le mascherine, e condividere speranze e fatiche vissute in modo simile dalla Valle D’Aosta alla Sicilia.

E’ stato bellissimo riunirsi e pregare insieme in quella stessa Chiesa che abbiamo visto vuota durante la celebrazione della Veglia di preghiera dell’Assemblea.

Molti e diversi sono stati gli appuntamenti e gli stimoli di questo Convegno nazionale che racconterò in modo approfondito nei prossimi numeri de Il Ticino, ma vorrei concludere con alcuni passi dell’omelia di Mons. Stefano Russo, Segretario generale della CEI: 

“….Allora cara Azione Cattolica, tante cose avete detto e sentito in questi giorni. La bellezza della ripartenza sicuramente suscita nella vostra vita il desiderio di mettere i passi giusti. Fatelo ma ascoltando e amando con serenità, accogliendo tutte le domande che vi arriveranno dritte nel cuore.

Mi piace concludere con una frase che credo sia davvero ideale per il vostro inizio e il vostro impegno. È una frase di Vittorio Bachelet che credo conosciate molto meglio di me: “Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido”. Ecco questo vi auguro sempre e sempre meglio. Ma non affannatevi a capire di quale tipo di seme buono si tratta, perché in questo rivoltamento di terra il seme buono seminato siete voi.

Questo il vostro compito: quello di essere seme buono e valido!”

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