La bufala dello scontro di civiltà

Un noto e triste aforisma sulla guerra dice che la prima vittima è la verità.

L’ondata di notizie che ci ha travolto in effetti rischia di lasciarci disorientati. D’altra parte la guerra in Ucraina, forse più ancora dei conflitti aperti più lontani geograficamente da noi, vede confrontarsi una superpotenza con alle spalle una lunga esperienza nella propaganda e una nazione più debole, ma sostenuta da forze non meno esperte in materia, con un Presidente che viene proprio dallo spettacolo.

Vediamo in campo vecchi e terribili metodi, come bombardare ospedali “perché nascondono armi”, ma anche nuove trovate come diffondere notizie gonfiate sui pericoli nucleari.

Possiamo e forse dobbiamo discutere su quanto sia utile per sostenere i più deboli, usare la forza militare anche indirettamente con le armi, ma ricondurre una guerra  come questa, ad una reazione ai falsi valori della modernità è una semplificazione che non aiuta nessuno. 

Se non fosse per altro,  tutti vedono che quelli che dobbiamo accogliere, sono donne e bambini in ansia per padri e mariti al fronte, non dissoluti imbonitori della fluidità di genere.

Spiace quindi vedere che anche sul settimanale Diocesano, non ostante gli appelli del Papa che non da oggi addebita la follia della guerra agli interessi economici che la nutrono, ci sia ancora qualcuno che crede alla bufala dello scontro di civiltà.

Del resto è dai tempi della battaglia di Lepanto, se non prima, che gli interessi economici contrapposti scatenano le guerre e si ricorre anche alla religione, come alle differenze culturali, linguistiche o altro, per giustificarle. 

Almeno noi, però, che al momento siamo risparmiati dalla violenza e dalle privazioni, dovremmo avere la capacità di guardare le cose nella loro complessità. 

Non esistono valori, e non di sicuro valori autentici, che si possa pensare onestamente di imporre con la violenza. 

Lo scontro di civiltà, la guerra di religione è un vecchio sistema che in tutte le epoche è servito per impedire alla gente ragionare.

Questo non significa che le differenze religiose e culturali siano trascurabili.

Una terribile illusione, che è stata seminata forse già nel secolo scorso, ma che se non stiamo attenti rischia oggi di propagarsi, è che la religione sia una parte del problema.

Certi richiami un po’ strampalati ai valori trascendenti da difendere con le armi possono suggerire a qualcuno che limitando la religione alla sfera privata, o a scanso di equivoci, abolendola, si possa rimuovere una causa di conflitto.

La stessa Russia, che secondo qualcuno è costretta a usare i missili per difendere la fedele, ha provato l’ateismo di stato, e pare non sia andata bene.

L’unica strada è il faticoso lavoro quotidiano per la Pace, in Fratelli Tutti il Papa ha messo riflessioni attualissime su questo punto. Almeno noi cerchiamo di leggerla. 

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