Europa: sogno o incubo

Anche per una parte della Chiesa, l’Europa sembra un incubo. La società individualista, e, ultimamente,perfino la rovina della buona cucina, sono tipicamente problemi che dobbiamo affrontare perché “lo chiede l’Europa“.

In effetti la Società Civile europea non è che l’insieme, che è un po’ diverso dalla somma, delle società dei diversi paesi. Lo sanno perfettamente, senza farsene un problema, i giovani nati dopo il 1989, per i quali l’Europa è un dato di fatto.

Guardando alla storia con un po’ più di attenzione si vede come la pace a livello globale abbia bisogno di un’Europa autorevole che può essere anche di esempio per come ha saputo ricostruire una convivenza pacifica, non ostante le differenze culturali, dopo la seconda guerra mondiale.

Così la vedeva anche David Sassoli, di cui Gianni Borsa, giornalista e Presidente dell’AC Ambrosiana ha riicordato la figura umana venerdì 14 aprile nel primo incontro organizzato da AC e Movimento Federalista Europeo.

Molte critiche all’Europa, nascono in effetti dalla scarsa conoscenza e dalla semplificazione: Parlamento Commissione e Consiglio sono istituzioni con competenze, poteri e legami di dipendenza con la politica nazionale diversi, che siamo chiamati a conoscere, proprio per l’impatto sulla vita concreta delle persone.

Lo stesso Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, riconosceva che se il processo di integrazione è lontano dall’essere compiuto, nondimeno le istituzioni europee sono già oggi da riformare per adeguarle al contesto geopolitico cambiato.

Per questo, l’AC di Pavia ha scelto di confrontarsi su questo tema con un’associazione laica come il MFE.

Venerdì 21 aprile, sempre nella nostra sede di via Menocchio 43 alle 21 si terrà il secondo incontro di questo percorso, sulla prospettiva federale per un’Europa più vicina alle necessità dei cittadini.

Ne parleranno Anna Costa, dell’MFE, e Paolo Milanesi, della Gioventù Federalista Europea.

Aspettiamo anche e soprattutto gli scettici, quelli che temono la “perdita della sovranità”.

Siamo consapevoli dei rischi di un’Europa burocratica e lontana dai cittadini, ma crediamo possa essere anche una garanzia, in quanto, con tutto quello che è successo tra guerra e pandemia, la globalizzazione non si è fermata. Tanto per fare un esempio, anche gli ospedali pubblici affidano sempre più le loro strategie alle grandi società di consulenza multinazionali, spesso di fondazione americana. Anche questa è una perdita di sovranità che proprio nelle regole europee, trova una limitazione fissata dalla politica.

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