In questa pagina raccogliamo esperienze che abbiamo vissuto o ci vorrete raccontare, appartenenti al nostro territorio, che aiutano a costruire la Pace, anche attraverso l’educazione.
Sul canale Whatsapp di AC Pavia le locandine degli ultimi eventi
Venerdì 30 gennaio 2026, mentre anche i cittadini di Pavia manifestano in piazza per la libertà del popolo iraniano, Caritas Pavia lancia la raccolta fondi a sostegno dello sportello di aiuto agli studenti iraniani.
Lo sportello ha avuto subito un grandissimo successo, una donazione all’IBAN IT74M0503411300000000002595 significa contribuire direttamente a preparare un futuro per quel paese, così importante per la Pace in Medio Oriente.
Sabato 24 gennaio 2026, ore 17:30 Incontro adulti speciale per il mese della Pace, Centro Diocesano di AC, via Menocchio 43.
Vai all’articolo di presentazione
A questo link, la presentazione di Chiara Montagna
Scrivici per avere il link alla registrazione dell’incontro
Scarica qui il Sussidio AC per il mese della Pace 2026
Sabato 22 Novembre 2025 è passata da Pavia la Carovana della Pace, organizzata dalle ACLI.
L’AC diocesana ha partecipato alla tappa pavese, con una testimonianza sul progetto Nessuno si salva da solo
Scarica la locandina in formato pdf
Sabato 25 ottobre, si è tenuta a Pavia la conferenza Aspen, di cui si è parlato anche sulla stampa, nel contesto delle celebrazioni della battaglia di Pavia del 1525.
Leggi qui il testo completo dell’intervento di AC Pavia, ACLI Provinciale Pavia, Presidio LIBERA Pavia, CARITAS Pavia, Comitato Prov. di Pavia per l’ UNICEF.
Il testo è stato inviato anche, in assenza di altri riferimenti a cui mandarlo, all’indirizzo battagliadipavia1525@gmail.com, al momento senza alcuna risposta.
Bollettino di Pace estate 2025 pubblicato anche sul settimanale diocesano il Ticino
Rondine, Cittadella della Pace – Rita Marelli
Hogar Nino Dios a Betlemme – Paola Fratini
Un doposcuola che costruisce la Pace – Raffaella Rastelli
Due popoli, un’umanità – Chiara Zaietta
Federalismo e Pace – Paolo Milanesi
Introduzione
Fin dal suo inizio, il regno d’Italia ha avuto un Ministero della Guerra.
Con la Costituzione repubblicana, che all’articolo 11 prevede che l’Italia ripudia la guerra e consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, abbiamo il Ministero della Difesa.
La storia, o la cronaca, ci stanno insegnando che il progresso ha reso la tecnologia al servizio della guerra talmente potente che non possiamo controllarne gli effetti.
Le guerre moderne non fanno solo “danni collaterali “, oltre seminare odio e morte erodono in profondità l’ambiente sociale , ma anche quello naturale.
La scienza stessa ci mostra sempre più che questi danni sono difficilmente riparabili.
Azione Cattolica, ACLI, e Comunità Giovanni XXIII, pensano che sia arrivato il momento di avere un Ministero della Pace, e per discuterne si sono incontrate il 24 giugno a Roma, insieme alle associazioni partner della Campagna “Ministero della pace”, perché pensano che possa servire a impegnare la responsabilità politica del Governo per l’attuazione di programmi di pace e, conseguentemente, affidare al Parlamento strumenti di indirizzo e controllo. Tanti sono i progetti istituzionali e sociali di pace che sono nati in Italia, che hanno trovato un riconoscimento internazionale e che hanno attuato, nei fatti e con gratuità, il progetto costituzionale di pacificazione.
La Corinto di San Paolo era pagana e caotica, ma il Signore gli confermava di avere, proprio in quella città, un popolo numeroso. Ce lo ricordava il Vescovo nel discorso della festa delle SS. Spine.
Lo stesso si può dire degli operatori di Pace.
Il nostro settimanale diocesano è attento a raccontare queste realtà ed è importante perchè più varie sono le forme, più è facile per ognuno trovare quella corrispondente alla propria vocazione.
In questo tempo di guerra, raccontare “ciò che guerra non è” può essere anche una testimonianza.
Invitiamo quindi tutti i nostri soci, ma anche chi ritiene utile far conoscere momenti di incontro fra persone e culture diverse, conflitti piccoli o grandi ricomposti, a mandarci una breve (2500 battute) testimonianza personale che proporremo per la pubblicazione sul settimanale il Ticino e anche sul nostro sito internet.
In questo tempo di bollettini di guerra, vorremmo essere un bollettino di Pace, per far conoscere gli operatori di Pace, dalle voci di chi li ha incontrati.
Potete scrivere a segreteria@azionecattolicapavia.it
Hogar Nino Dios a Betlemme
Testimonianza di Paola Fratini – Vice Presidente Adulti Nazionale di AC sull’Hogar Nino Dios a Betlemme, un’oasi di pace nel cuore del conflitto.
“La realtà dell’Hogar Niño Dios ha incrociato la strada dell’AC nel 2013, quando la presidenza guidata da Matteo Truffelli era stata in pellegrinaggio a Betlemme. Poi, nel 2017 è nato il desiderio, o meglio il bisogno, di fare qualcosa per dare una mano alla comunità dell’Hogar, per farla conoscere e dare a tutti i soci la possibilità di sperimentare la grazia dell’incontro con quei “bambini Gesù”. È nata l’intuizione di creare un’esperienza che dicesse il senso profondo dell’essere AC ed è stato presentato il progetto Al vedere la stella, come modo concreto essere un’associazione che cerca strade nuove per vivere nel mondo e condividere la presenza di Gesù che ci cammina accanto.
Ho incontrato per la prima volta le suore e i bambini nel novembre 2006. Ero in Terra Santa con una delegazione del mio comune gemellato con Betlemme. Siamo andati a visitare questa realtà che era allora costituita dalla sola piccola casa delle suore che avevano ospitato i primi bambini. Ci hanno accolto offrendoci un caffè mentre i piccoli stavano riposando nella stanza accanto separata da alcune tende. Ho avvertito subito la grandezza dell’opera che stavano facendo quelle suorine argentine vestite di blu…
Nel 2017, venne annunciato dall’AC il progetto Al vedere la stella: gruppi di volontari per 10 giorni all’Hogar. La mia famiglia associativa mi invitata a realizzare un sogno. E così nel dicembre 2017 sono partita. Ho pensato più volte a cosa significa donare solo dieci giorni rispetto a chi fa volontariato qui e lo fa ogni giorno, ma credo che questa esperienza, oltre a farmi conoscere meglio la Terra di Gesù, è stata un’esperienza più che stra-ordinaria, extra-ordinaria che mi ha permesso di valorizzare di più l’ordinario.
Mi porto nel cuore i sorrisi e i volti di quei bambini Gesù che ho avuto la fortuna di accudire. Mi porto nel cuore la cura delle suore, i bavagli cambiati a ogni pasto e distesi ad asciugare in una fila infinita. Non posso scordare i calzini da appaiare e neppure quella volta che ho cambiato un pannolino impacciata e inesperta, e la risposta della suora alla mia obiezione di non essere capace perché non aveva avuto figli: «neanche io», mi disse lei, facendomi capire che con l’amore tutto diventa possibile.
Una cosa è certa. Quando andiamo a Betlemme a “vedere la stella” torniamo per un’altra strada come i Magi… perché i nostri occhi vedono altro e oltre.”
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Un doposcuola che costruisce la Pace
“Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta”
E’ questo il motto dell’associazione EDUCHE’, un’associazione sociale che opera a Pavia e provincia offrendo supporto allo studio gratuito in ogni ambito disciplinare. EDUCHE’ si è costituita nel 2014 per dare consistenza giuridica ad un’esperienza di doposcuola che da anni operava nell’oratorio di San Lanfranco grazie all’iniziativa lungimirante di una energica e infaticabile insegnante in pensione, Carla Raffone.
Ora il doposcuola accoglie circa 200 studenti dalle elementari alla fine delle scuole superiori, di tutte le provenienze etniche, di tutte le fedi religiose, di tutte le zone della città, vi operano più di 40 docenti volontari, universitari con borse lavoro, esperti di apprendimento e offre altri servizi: uno sportello psicologico, corsi di italiano, vacanze in collina per ragazzi di famiglie in difficoltà.
Raccoglie finanziamenti da Fondazione comunitaria della Provincia di Pavia, Fondazione Cariplo, Regione Lombardia, Intesa San Paolo, Comune di Pavia, Chiesa valdese, Con i bambini-impresa sociale e usufruisce dei locali messi generosamente a disposizione dalla parrocchia di San Lanfranco.
Al di là dei numeri, che sono comunque importanti, quello che mi ha colpito quando mi sono avvicinata a questa realtà è l’attenzione ai bisogni dei singoli utenti, che vengono seguiti in modo affettuoso, ma esigente e indirizzati agli educatori in modo mirato e controllato. Da parte dei ragazzi colpisce che anche quelli un po’ svogliati si adeguino al clima operoso e collaborativo dell’ambiente, in cui i più grandi sono da esempio e da stimolo ai più piccoli. Anche le famiglie si sentono supportate ed accolte: è bello vedere nel chiostro molte mamme velate che chiacchierano tra loro e coi volontari in attesa che i figli finiscano la lezione.
Questo clima credo spieghi il successo educativo dell’iniziativa che conta già numerosi ragazzi condotti alla fine del ciclo di studi superiori e universitari, molti dei quali partiti da situazioni di svantaggio sociale e culturale.
Offrire ai giovani opportunità di integrazione e formazione, ma soprattutto fiducia nelle loro potenzialità, è aprire una porta verso una società più solidale, dove questi adulti di domani guarderanno al futuro senza la paura dell’altro e col desiderio di cooperare e non di prevaricare.
Anche questo è un modo per costruire la pace.
Raffaella Rastelli
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Due popoli, un’Umanità
Ebrei e Palestinesi, sono popoli diversi che si contendono la stessa terra, e sono destinati a odiarsi, anche per motivi religiosi. Ma è davvero così? Chiara Zaietta, dell’associazione Libera e molto attiva nelle iniziative per la Pace svolte a Pavia in questi anni, ci segnala tre esperienze concrete che vanno contro questa narrazione. Probabilmente, sono più note a chi frequenta internet e ha una certa sensibilità ma proprio per questo meritano di essere conosciute.
In questo importantissimo spazio di “parole disarmate e disarmanti” che è il Bollettino di Pace, vorrei ricordare l’invito che ci ha rivolto Gad Lerner al Collegio Ghislieri: far conoscere e diffondere le notizie di non-violenza e riconciliazione, come, per esempio, l’impegno delle reti MAI INDIFFERENTI e PARENT’S CIRCLE FAMILIES FORUM.
MAI INDIFFERENTI è una rete di Ebree e Ebrei, tra cui il giornalista stesso, a cui si sono successivamente aggiunte altre persone: sono instancabili costruttori di ponti, promuovono importanti iniziative con persone Palestinesi, lanciando insieme appelli per il cessate il fuoco.
Nel loro sito, si definiscono persone, in modi diversi legati a Israele, “che si sono incontrate perché non si riconoscevano nelle reazioni di sostegno unanime alle sue azioni, che venivamo espresse negli ambienti ebraici vicini alle Comunità italiane e dalle istituzioni, totalmente prive di toni critici”.
PARENTS CIRCLE FAMILIES FORUM (PCFF) è una organizzazione israelo-palestinese di oltre 600 famiglie, che hanno perso un familiare a causa del conflitto tra Palestina e Israele.
Sono meravigliosi operatrici e operatori di Pace. Hanno incontrato i cittadini e le autorità di Reggio Emilia, città gemellata con Bet Jala. Pavia è gemellata con Betlemme, dovremmo pensare a qualcosa anche noi.
Inoltre, avendo sempre nel cuore i Ragazzi Palestinesi e Libanesi dell’Università di Pavia che ho conosciuto grazie all’impegno del Prof Vaggi, vorrei segnalare che parlando con loro, ho scoperto che anche loro conoscono l’impegno per Gaza dei Ragazzi del LABORATORIO EBRAICO ANTIRAZZISTA, L3A, che collabora attivamente con MAI INDIFFERENTI.
Di questa esperienza ha parlato anche la testata on-line Fan Page.
Grazie all’ Azione Cattolica per il Bollettino di Pace che per me è un grande aiuto per ” non lasciarmi rubare” la speranza in questo cammino giubilare.
Chiara Zaietta
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Federalismo e Pace: gli incontri di Ventotene
Quando si lascia Ventotene, dopo aver posato un attimo lo sguardo sul porto romano e sull’isola che si sviluppa sulla scogliera al di sopra, tra la punta dell’isola, dove riposano molte delle persone che hanno contribuito attivamente alla costruzione di un’Europa libera e unita a destra, e l’isola di Santo Stefano con il carcere borbonico, simbolo plastico di oppressione, a sinistra, ci si meraviglia che proprio quel pezzo di terra in mezzo al Tirreno, che si abbraccia interamente con uno sguardo, sia stato l’inizio del pensiero politico di unificazione pacifica dell’Europa e del Mondo.
Sicuramente non vi era altro posto che potesse ospitare, nella patria del federalismo europeo, ormai da più di quarant’anni il seminario “Il federalismo in Europa e nel Mondo” che raccoglie ogni anno più di 150 giovani provenienti da vari paesi europei per discutere di Federalismo e Pace.
Il rapporto tra il Federalismo, cioè l’unificazione dell’umanità al di sotto di istituzioni democratiche nella diversità delle varie nazioni e la Pace è molto profondo e duraturo nel tempo. Già nel XVIII Secolo Kant ammoniva che il solo richiamo alla morale alla buona volontà degli uomini di rinunciare alla violenza come strumento di risoluzione delle controversie poco poteva contro lo scontro tra le grandi potenze (che diventa, successivamente, scontro tra nazionalismi contrapposti) senza la costruzione di un ordine politico e giuridico sovranazionale basato su istituzioni comuni davvero capaci di superare la guerra.
In particolare, Spinelli e gli altri estensori del Manifesto di Ventotene vedono nel Federalismo europeo l’unico strumento efficace per impedire il ritorno dei conflitti. Il Manifesto auspica un superamento radicale dello Stato-nazione, considerato la radice delle guerre moderne, poiché impossibilitato a portare ordine all’interno dell’anarchia internazionale in cui ci ritroviamo ancora oggi e a rispondere alle istanze dei cittadini, che si fanno anno dopo anno sempre più incalzanti.
Il Manifesto è, pertanto, un appello accorato alla rinascita politica e morale dell’Europa, fondato sulla convinzione che una pace duratura non potrà mai essere raggiunta se gli Stati europei continueranno ad agire in modo indipendente e sovrano.
Nel momento in cui si vede allontanarsi l’isola di Ventotene all’orizzonte non si può fare a meno di ricordare quelle persone che, liberate ottant’anni fa dal confino alla caduta del Fascismo, tornarono sul continente per animare quegli stessi ideali di libertà, fratellanza e democrazia che furono poi alla base della rinascita dell’Italia e dell’Europa.
Paolo Milanesi – Gioventù Federalista Europea, Pavia
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