Riuscire ad essere seminatori di pace. Con questo sogno nel cuore, dopo la visita dello scorso anno all’Arsenale della Pace a Torino, nel giugno di quest’anno siamo andati alla scoperta di Rondine Cittadella della Pace, in provincia di Arezzo.
È stato bello, già alla partenza, vedere volti nuovi, persone che avevano aderito alla nostra proposta, tutti accumunati dall’identico desiderio di fare un’esperienza diversa, in un luogo a tutti sconosciuto.
Dopo sei ore tra viaggio e soste siamo arrivati puntualissimi all’appuntamento che avevamo con la nostra guida a Rondine: Sharizan, proveniente dalla Abkasia (ex URSS), formatrice e parte integrante del team che opera in questo luogo. Ma prima di raccontare il nostro incontro con lei è opportuno spiegare qualcosa di questo luogo, a partire dal nome: “Rondine” non è stato inventato a tavolino, ma esisteva già un borgo medioevale con questo nome, abbandonato nel passato e successivamente recuperato e trasformato in un centro di formazione e dialogo. Il progetto “Rondine Cittadella della Pace” è stato creato dallo psicologo aretino Franco Vaccari nel 1997, anno in cui per la prima volta furono accolti in questo luogo alcuni giovani provenienti da paesi in guerra fra loro, con lo scopo di promuovere percorsi di pace fra individui che la storia vorrebbe “nemici”. Anche Sharizan arrivò alcuni anni fa a Rondine quasi contemporaneamente al suo “nemico”, un ragazzo della Georgia e pian piano, nell’arco di due anni, proprio attraverso il “metodo Rondine” hanno tutti e due iniziato a capire l’altro, a vedere nell’altro non un nemico ma una persona, a sentire che il proprio dolore era anche il dolore dell’altro. Sharizan ci ha guidato attraverso le strade del borgo, facendoci sostare nella loro cappella giubilare, presso la lavanderia, alla locanda, ripercorrendo in questi luoghi la sua storia, raccontandoci il suo cambiamento, ed il cambiamento di tanti altri che hanno vissuto fra quelle case la sua stessa esperienza. La parola da lei più usata è stata “trasformazione”: il “metodo Rondine” si prefigge infatti di trasformare il conflitto in un’opportunità per conoscere meglio se stessi e gli altri, per costruire relazioni più consapevoli ed autentiche, valorizzando le diversità. Sharizan ci ha parlato di una “trasformazione creativa” dei conflitti, smantellando l’idea del “nemico”, per arrivare a vedere in lui non un problema da eliminare ma una opportunità di crescita. L’idea di Vaccari è che poi questi giovani, tornati nei loro Paesi, si facciano ambasciatori di pace e chissà che davvero non riescano loro ad ottenere ciò che la diplomazia ufficiale non sembra in grado di raggiungere. Abbiamo avuto la consapevolezza di quanto le parole di questa giovane ci avessero provocato e ci avessero scavato dentro quando, al momento della preghiera dei fedeli durante la S. Messa (all’aperto, nel prato sotto gli alberi di Rondine!) ognuno di noi ha espresso pensieri dettati proprio da quanto avevamo appena ascoltato. L’itinerario del nostro viaggio prevedeva poi pernottamento ad Arezzo e visita della città il giorno successivo. Il tempo a disposizione non era molto, ma ci è bastato per riempirci gli occhi dei colori di Piero della Francesca, Vasari, Cimabue: ci siamo portati a casa tutto, insieme al proponimento di far pace coi nostri conflitti, di non vedere ovunque nemici ma persone, di voler essere “strumenti della Sua pace”.
Rita Marelli – Settore Adulti AC Pavia

