Dialogare nella complessità

Le parole della Presidente del Consiglio al Meeting di Rimini sono sicuramente risultate sgradevoli e inopportune per chi si impegna da più tempo nella nostra associazione.

Molti autorevoli esponenti di AC sono già intervenuti, ma non è senza significato che sul sito dell’Azione Cattolica Italiana non ci sia un comunicato o una presa di posizione della Presidenza ma semplicemente il richiamo all’intervento di Rosy Bindi su Avvenire. Lei è stata protagonista di quella storia drammatica, dell’Italia e dell’AC, e altro non ci sarebbe da dire.

A tutti i livelli dobbiamo renderci conto che per costruire la Pace non basta evitare discorsi di odio, ma è necessario capire che oggi tutti possono ascoltarci; questo non vuol dire autocensurarsi ma avere attenzione per gli altri, il che non è sempre facile.

Sul nostro stesso settimanale diocesano, nel numero di venerdì 5 settembre, in seconda pagina, un articolo, che vorrebbe raccontare le malefatte della finanza e delle case farmaceutiche, esordisce con l’osservazione che Goldman Sachs è un cognome ebraico.

Questa affermazione, di per sé indiscutibile, così fuori contesto suona come un triste ritorno all’antisemitismo dell’inizio del ‘900, che è ancora più inquietante oggi, quando si viene accusati di antisemitismo semplicemente ricordando che a Gaza muoiono dei bambini.

La cronaca e la storia sono complesse e il fatto che oggi siamo informati in tempo reale anche di fatti lontanissimi da noi ci pone di fronte alla responsabilità di entrare in questa complessità, capirla non tanto per giudicarla quanto per abitarla.  Non si tratta di altro che annunciare il Vangelo come detto dal Concilio Vaticano II, cercando il regno di Dio trattando le realtà temporali.

Del resto, in anticipo sui tempi, un giovane di AC con un personalissimo percorso di vita spirituale, si aggirava per Torino “sotto copertura” per assistere quelli lasciati indietro. San Pier Giorgio Frassati studiava Ingegneria Mineraria e le miniere in quel tempo in Europa non erano certo luoghi dove l’umanità non avesse bisogno di fare progressi, insieme alla tecnologia.

Nel suo piccolo l’AC di Pavia ha lanciato l’anno scorso il percorso I Care– emergere dall’emergenza proprio per aiutarci a leggere i segni dei tempi e capire questa complessità. Quest’anno il cammino proseguirà perché l’esigenza di capire non ci sembra venuta meno.

Seguiteci sul Ticino e sul nostro sito per restare aggiornati sugli eventi che organizzeremo e che forse non sempre riusciremo ad annunciare per tempo.

Francesco Frigerio – Presidente Diocesano AC Pavia

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