Papa Francesco, con Laudato si e Laudate Deum ci ha ricordato che crisi ambientale, politica e morale sono facce diverse di uno stesso problema.
L’inquietante tendenza a demolire gli strumenti del diritto internazionale alla quale stiamo assistendo, ci costringe tutti a fare i conti con questa realtà che ci ha sempre riguardato sempre più da vicino di quello che pensiamo.
La cronaca di questi giorni ci riporta il problema delle risorse minerarie, la cui estrazione ha costi ambientali e umani che noi non sappiamo più sostenere.
L’estrazione dei cosiddetti minerali strategici, se fatta nel rispetto dell’ambiente e dei lavoratori, ha costi che noi, consumatori amici dell’ambiente, in realtà non vorremmo pagare.
Il nostro stile di vita europeo, migliorabile, ma molto più ambientalista di altri paesi, è in larga parte basato sullo spostare i problemi altrove, ma c’è una questione di responsabilità, anche personale, di cui dobbiamo essere consapevoli.
Come cattolici, da anni difendiamo il diritto sacrosanto all’obiezione di coscienza, spesso però dimenticando che l’obiezione ci da una responsabilità in più. Se mi rifiuto di fare una cosa perché in coscienza so che è un male, devo anche essere consapevole che qualcuno la dovrà fare al mio posto.
Sappiamo che i sanitari cattolici accompagnano la loro obiezione a certe pratiche alla promozione della vita in tutte le sue fasi.
Il discorso vale sempre:, a livello locale (quanti appelli ad avere più agent i armati per le strade!) ma anche nei rapporti tra gli stati. Facile essere pacifisti se è il tuo alleato che minaccia il tuo nemico.
Un integralismo, che come AC siamo abituati ad additare, è quello basato sulla tentazione di fare le cose solo “tra i nostri”.
Ma una tentazione da cui dobbiamo guardarci è anche quella di volersi occupare solo delle cose che non ci disturbano: la finanza, le armi, la politica con la p minuscola (ma esiste?) la lasciamo agli altri; la vera domanda è: a chi?
Qualcuno si scandalizza perché lo Stato è uno dei principali azionisti di Leonardo, produttore di armi.
Ma le fabbriche di armi sono degli stati, perché gli stati hanno bisogno di armi per fare le guerre, e non ci piace. Ma se i privati hanno la maggioranza nelle fabbriche di armi, rischiamo di fare le guerre per produrre più armi e questo è peggio.
Ancora una volta dobbiamo ricordare, con i padri conciliari che Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo.
