Testimonianze Resistenti per fermare la rovina
Leggi anche il contributo del Presidente diocesano di AC pubblicato su il Ticino
Associazione Libera, in collaborazione con Operazione Colomba, Donne pavesi per la pace e con il sostegno del Collegio Santa Caterina da Siena, Caritas, Azione Cattolica Diocesi di Pavia, Emergency, e Pavia città di Pace, promuove un incontro che si propone come spazio di dialogo autentico e necessario. Protagonisti saranno Guy Jowel, attivista israeliano per i diritti umani, e Sarah Mustafa, scrittrice e attivista italo-palestinese, nostra concittadina.
L’iniziativa nasce dall’urgenza di fare luce su una “rovina” che si consuma a pochi passi da noi, ma che troppo spesso resta oscurata da narrazioni parziali e silenzi strategici. Una rovina che non è solo materiale, ma anche informativa e morale: chi opera sul campo per difendere i diritti fondamentali dell’uomo è spesso costretto all’anonimato per evitare ritorsioni, segno di quanto fragile e pericoloso sia il terreno della verità.
Non si tratta, dunque, di invocare una pace astratta o negoziata dall’alto, ma di immaginare e costruire la pace dei “senza potere”: una pace che restituisca voce a chi ne è stato privato, che rimetta al centro le persone e non gli interessi geopolitici. Una pace che sappia restituire anche ciò che la guerra sottrae sistematicamente: la dignità.
L’incontro sarà anche un momento di informazione concreta. Ma sarà soprattutto un’occasione per fare comunità, per raccogliersi attorno a chi si espone in prima persona e per rafforzare quella capacità collettiva di incidere che appartiene, appunto, ai “senza potere”.
Guy Jowel è membro dell’associazione Ta’ayush (“Vivere Insieme”) e dal 2010 è attivo nei territori occupati della Cisgiordania. Il suo lavoro si concentra in particolare nell’accompagnamento e nella protezione delle comunità palestinesi, attraverso pratiche di interposizione non violenta nella zona di Masafer Yatta. Il suo impegno è iniziato nel quartiere di Sheikh Jarrah, simbolo delle tensioni legate agli sfratti forzati degli abitanti palestinesi da parte dell’IDF. Negli anni è stato più volte in Italia per testimoniare quanto accade sul terreno. Ta’ayush ha ricevuto nel 2024 il Premio Internazionale Alexander Langer insieme all’organizzazione palestinese Youth of Sumud, espressione della resistenza non violenta nelle colline a sud di Hebron.
Sarah Mustafa porta una voce che intreccia radici personali e impegno pubblico. Scrittrice italo-palestinese, il suo lavoro si muove tra narrazione e attivismo, con l’obiettivo di scardinare le rappresentazioni dominanti del conflitto israelo-palestinese. Attraverso articoli, interventi pubblici e progetti culturali, Mustafa si impegna umanità a una storia spesso ridotta a schema binario. La sua scrittura diventa così uno strumento politico, capace di mettere in discussione stereotipi e omissioni. Il suo impegno si inserisce in una prospettiva che non separa mai la dimensione personale da quella collettiva: raccontare significa anche prendere posizione, e prendere posizione significa assumersi la responsabilità di cambiare la narrazione che influenza la realtà.
In un tempo in cui le parole rischiano di essere svuotate strumentalizzate o addirittura taciute, incontri come questo rappresentano uno spazio importante. Per capire e, soprattutto, per ricordare che anche chi è privo di potere può ancora costruire, insieme, un’altra idea di futuro.
Presidio Libera Pavia
Il contributo del Presidente diocesano di AC pubblicato su il Ticino
Nella domenica in albis deponendis i neo battezzati deponevano le vesti bianche ricevute nel Battesimo nella veglia pasquale e si confondevano tra gli altri cittadini.
Testimoniare Gesù Risorto è ribadire, con la propria vita, che il Dio fatto uomo ha vinto il male proprio con la sua morte in croce, usando il suo potere non per la vendetta, ma per assorbire la violenza, esperienza quotidiana anche della realtà di quel tempo, senza rimandarla indietro.
Per questo l’impegno nell’annuncio del Vangelo non può essere disgiunto dall’impegno nella Società, resistendo, come abbiamo ricordato nel numero scorso, all’idea che con il potere delle armi si possa “soppiantare la forza del diritto con il diritto della forza”.
Questo impegno, che Papa Leone ci ha ricordato anche nella via crucis del Venerdì Santo è portato avanti da anni da associazioni come Libera e l’Associazione Papa Giovanni XIII che, nate per l’intuizione di un prete cattolico, incontrano in realtà il mondo laico; l’AC aderisce perché crede in questa alleanza per il Bene Comune.
Senza minimamente averlo programmato così, ma ci sono occasioni che bisogna cogliere, proprio nella domenica in albis 12 aprile, al Collegio S. Caterina alle ore 17:00 potremo incontrare un attivista dell’Associazione Ta’ayush, formata da cittadini israeliani Arabi ed Ebrei che combattono pacificamente contro muri e fili spinati che costituiscono la realtà odierna di Israele.
In particolare, questi attivisti si frappongono pacificamente tra gli abitanti dei villaggi palestinesi e i cosiddetti coloni ebrei che, con la violenza e spesso con l’appoggio dell’esercito e delle forze dell’ordine, cercano di scacciarli dalle terre che abitano legittimamente in base ad accordi formalmente riconosciuti dallo stesso Stato di Israele.
Dialogherà con Sarah Mustafa, scrittrice e attivista italo-palestinese, in un incontro intitolato “Testimonianze resistenti per fermare la rovina”.
I protagonisti dell’incontro non hanno appositamente inserito la parola Pace nella locandina perché sembra abusata.
Non possiamo dar loro torto, anche quelli che iniziano le guerre ormai lo fanno in nome della Pace, e il Papa ha ricordato che ne risponderanno davanti a Dio stesso.
Sappiamo bene, tuttavia, che come cristiani non possiamo rinunciare a questa parola, il Signore stesso ha detto “vi lascio la Pace vi do la mia Pace, non come la dà il mondo io la do a voi”.
L’incontro vuole essere un’occasione per ridare un senso autentico a questa parola.
Una volta si diceva “pensa globalmente e agisci localmente”, ascoltare queste testimonianze ci aiuta a fare proprio questo, senza sentirci soli e senza far sentire solo chi è più esposto di noi.
Francesco Frigerio – Presidente diocesano di AC

