La visita di Papa Leone a Pavia sarà limitata a poche ore, lo sappiamo, e questo ha creato ovviamente anche dubbi e interrogativi sulla scelta del percorso.
Un aspetto in particolare che lasciava perplessi alcuni, compreso chi scrive, è quello della visita al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO).
Non è semplice spiegare il valore scientifico di una macchina, costosa e complessa, che richiede il lavoro, diurno e notturno, di fisici e ingegneri, per trattare casi particolarissimi di tumori resistenti ai raggi X, quando in tante aree del paese bisogna fare chilometri per le cure oncologiche.
Sicuramente nell’organizzazione delle visite del Papa entrano anche questioni di rapporti politici e istituzionali, ma leggendo l’Enciclica Magnifica Humanitas si può vedere la cosa anche sotto una luce diversa.
Lungamente attesa, la prima enciclica di Papa Leone non è un’invettiva contro l’IA ma una riflessione “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, tempo caratterizzato da un problema di rapporto tra l’uomo e la tecnologia in tutti i campi.
La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto «fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo, (MH, n 5). Più avanti, al numero 118, il Papa ci dice che “Se da un lato è doveroso cercare di eliminare la sofferenza che segna la vita umana, dall’altro è saggio riconoscere la nostra costitutiva finitudine, sapendo che «l’esperienza religiosa e in particolare la fede cristiana propongono di abitare, senza semplificazioni, questa ambivalenza tra grandezza e limite dell’umano, leggendola alla luce della relazione originaria e fondante con Dio”.
Allora il Papa che si ferma dove la tecnologia più avanzata è finalizzata, invece che alla guerra come si usa adesso, alla cura, anche di bambini, che spesso non hanno alternative, può essere un modo di richiamarci a questa responsabilità.
Il Papa che scrive dell’IA, (e qualcuno ha già notato che se ne è anche servito per scriverne alcune parti), ci richiama a orientare tutta la nostra potenza al bene, citando Tolkien, facendo “ il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare” (MH, n 213), senza avere paura di entrare nel cantiere che è il nostro tempo.
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