Ha infranto il muro di gomma dell’informazione la notizia del sindaco di Capaci in Sicilia che, aderendo all’iniziativa della Comunità dell’Arca, ha deciso di sostenere il diritto dei giovani a rifiutare l’iscrizione d’ufficio alle liste di leva al compimento dei 17 anni di età. L’iscrizione automatica alle liste di leva per un ragazzo nato nel 2009 è un atto amministrativo che passa inosservato a causa della sospensione della coscrizione obbligatoria. La Naja, infatti, non è stata abolita ma solo sospesa.
La raccomandazione delle Chiese cristiane, impartita in passato, pur di fronte ad “un’inutile strage”, di rassegnarsi ad obbedire agli ordini e quindi a morire e a uccidere, senza tuttavia coltivare l’odio per il nemico, appare una opzione reale anche oggi se non si invita, invece all’obiezione di coscienza. Lo ha fatto, ad esempio, il cardinale di Washington, McElroy, nei confronti dell’attacco all’Iran ordinato da Trump. Non dovrebbero restare isolati ma sostenuti, perciò, gli obiettori di coscienza russi, ucraini, israeliani, palestinesi…
Il Movimento Nonviolento invita, infatti, a prescindere dall’età, a consegnare alle autorità una “Dichiarazione di Obiezione di Coscienza alla guerra e alla sua preparazione”. Sulla stessa linea si pone la campagna “Ripudia” di Emergency che definisce sacro dovere del cittadino la difesa della Patria. Una difesa che può essere civile, non armata e nonviolenta, senza negare l’esistenza di una difesa armata all’interno dei valori costituzionali che rimandano ad un ordinamento «che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».
Il riferimento alla legittima difesa, presente in tutti i documenti ecclesiali in materia di pace, pone la necessità di capire, in un contesto di attacco al diritto internazionale, quali siano i criteri di una reale Difesa comune esercitabile dall’Europa come attore di pace. Non è Difesa il riarmo europeo secondo quanto affermato da papa Leone all’università Sapienza di Roma. I lavoratori e lavoratrici che fanno obiezione di coscienza alla produzione bellica, così come i portuali e lavoratori della logistica che si rifiutano di caricare armi, compiono, dunque, una scelta di “obbedienza costituzionale” che li espone a sanzioni pesanti sul piano disciplinare e penale. I ricercatori universitari sono chiamati, a loro volta, a decidere se collaborare o meno a progetti finanziati dai produttori di armi.
Il dibattito sulla nota pastorale della Cei “Educare a una pace disarmata e disarmante” può essere seriamente il luogo del discernimento in un tempo in cui il testo “L’obbedienza non è più una virtù”, scritto da don Lorenzo Milani poco prima di morire, appare decisamente sovversivo.
Tratto da Il Chiostro, articolo di Carlo Cefaloni
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