L’Orto è un pezzo di terreno – circa 400 mq – all’interno delle mura del carcere che è stato realizzato da detenuti semiliberi e viene coltivato da altri detenuti che hanno avuto il permesso di partecipare al progetto.
Arrivare all’orto vuol dire mettersi in contatto con la terra che deve essere arata, concimata, seminata, innaffiata, curata e che poi da i suoi frutti che vengono usati dai ragazzi che coltivano. Lavorare la terra significa sporcarsi le mani, sudare, metterci impegno, ma anche evadere dalla vita quotidiana e uscire da una cella per arrivare in un posto all’aria aperta dove si può vedere il cielo e respirare aria pulita.
Insieme ai detenuti, a turno ci siamo anche noi cinque volontari. Al mattino quando arriviamo, insieme a Don Dario e all’agente assistente di turno, ci mettiamo in cerchio e, dopo aver recitato una preghiera, distribuiamo i compiti. E’ un momento importante in cui emerge la consapevolezza di poter condividere un pezzo del cammino insieme, con te, che non conosci la loro storia e che ti metti a lavorare in fianco a loro senza giudicare. Tutti hanno bisogno di raccontare, non solo la loro esperienza in carcere, ma anche di quello che hanno vissuto.
Per i detenuti lavorare nell’orto vuole anche dire mettere in pratica le proprie doti manuali e la capacità di lavorare in gruppo. Per noi volontari significa accogliere e fare spazio all’altro con lo sguardo che vede ciò che c’è e non ciò che manca, lo sguardo che non giudica, ma cerca la bellezza che c’è dentro. Con le parole di Don Milani, significa I care, mi interessa, mi sta a cuore.
Orto vuole anche dire apprendere delle nozioni di giardinaggio e orticoltura che magari domani ti potrebbe servire.
Orto vuole dire “coltiviamo speranza”; la scritta sulle magliette che l’Azione Cattolica di Pavia ha donato ai ragazzi dell’orto.
Lo scorso anno come orto del carcere abbiamo partecipato al concorso ORTOBELLO e siamo arrivati terzi nella classifica generale e primi come orto più social, l’orto più votato. Per i ragazzi è stata una soddisfazione immensa anche perché la comunità ha letto l’importanza di questo progetto educativo.
Personalmente io mi porto a casa la gioia di un sorriso, di un abbraccio, la gioia di un “ci vediamo domani?” o di un “ti voglio bene”, la consapevolezza di aver fatto qualcosa che fa bene anche a me! Credo che l’orto sia un modo di generare speranza, di creare relazioni fatte di ascolto e condivisione: insomma un’ottima scuola di giustizia riparativa.
Per me la speranza è il messaggio di chi ha avuto i domiciliari e ti manda la foto dei fiori del suo balcone, di chi è uscito e ti ringrazia con una foto insieme alla figlia, di chi ti fa gli auguri di Buon Natale con affetto e riconoscenza.
Danilo Diani
Torna alla pagina dei campi AC
Segui il canale WhatsApp di AC Pavia
Segui il canale Telegram di AC Pavia
