Liberiamoci a vicenda

Spunti da una riflessione di don Michele Mosa

«Chi decide, nelle nostre parrocchie?». È la domanda da cui parte don Michele Mosa nel suo articolo su Il Ticino del 23 ottobre. Vale la pena leggerlo perché va dritto al punto: parla di laici adulti, di persone da ascoltare, di decisioni che restano in poche mani.

Preti e laici che si tengono «prigionieri a vicenda»: i preti si ritrovano a fare e pensare ogni cosa, i laici si abituano ad aspettare indicazioni; tutti dentro ruoli che nessuno ha scelto. Eppure nelle nostre famiglie ci si ascolta e le cose importanti si decidono insieme; la parrocchia, grande famiglia, dovrebbe somigliarle. Invece restiamo chiusi in una gabbia, incapaci di andare incontro alle persone, di essere la Chiesa in uscita tanto desiderata da Papa Francesco. Liberarci a vicenda sarebbe bellissimo: rinnoverebbe una Chiesa che rischia di sembrare distante, mentre ha tra le mani la bellezza di seguire Gesù.

Mi viene in mente Mosè che, in Esodo 18, siede a giudicare il popolo dalla mattina alla sera, da solo. Ietro, suo suocero, vede che così non regge né per la comunità né per Mosè: bisogna coinvolgere altre persone capaci. Glielo dice e Mosè si fida, lo ascolta! Ce n’è bisogno anche nelle nostre parrocchie: fidarsi, riconoscere le capacità degli altri, condividere le responsabilità, anche nel pensare e nel decidere fin dall’inizio. Non può dipendere solo dal prete: anche noi possiamo fare il primo passo: è così che si costruisce la Chiesa insieme.

Anche a noi laici è chiesto impegno: se ci limitiamo a eseguire, se ci accontentiamo di dare una mano per la sagra o il catechismo, restiamo sempre nella stessa gabbia. Don Michele è chiaro: i laici mettano tempo e impegno nelle proposte che avanzano, senza lasciare ad altri il compito di realizzarle. Per vocazione stiamo dentro le cose del mondo: non vogliamo solo eseguire, vogliamo esserci quando si pensa e si decide, fino a quando le proposte diventano realtà.

Noi di Azione Cattolica dovremmo sentirci a nostro agio: responsabilità e collaborazione con i nostri preti, ai quali vogliamo bene, sono la nostra regola. La vita democratica è il nostro stile: siamo abituati a decidere e lavorare insieme. Essere corresponsabili non ci spaventa, anzi ne abbiamo voglia.

Lo diceva già il Concilio: i pastori riconoscano i carismi dei fedeli (LG 30) e i laici operino nel mondo «quasi dall’interno a modo di fermento» (LG 31) perché il loro apostolato partecipa alla missione stessa della Chiesa. Dopo oltre sessant’anni c’è ancora strada da fare. Possiamo cominciare subito, dalla prossima proposta nuova, quando ci chiederemo chi la porterà avanti.

Noi di Azione Cattolica ci siamo.

Graziano Boriotti

 

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