Papa Leone alla Sapienza

«Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio». Così Papa Leone esordisce all’inizio della visita pastorale all’Università “La Sapienza”, lo scorso 14 maggio.

Leone parla «con cuore di pastore»: «Studi, amicizie e incontri con i maestri del pensiero sono promessa di ciò che può cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realtà attorno a noi» perché «quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo».

Il Papa riprende l’immagine dell’inquietudine di Sant’Agostino per ricordare che «molti giovani stanno male a causa del ricatto delle aspettative, della pressione delle prestazioni e di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!».

Nel suo discorso, Leone riconosce il peso che grava sulle nuove generazioni, in particolare di fronte a un mondo di guerra: «La semplificazione che costruisce nemici va corretta con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria. Il dramma del Novecento non va dimenticato» ricorda il Papa, riprendendo il grido “mai più la guerra!” dei predecessori e l’articolo 11 della Costituzione italiana per «un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali».

La pace si conferma tema centrale per il suo magistero petrino, quando respinge con forza la crescita della spesa militare anche in Europa – «non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute». Da qui l’invito rivolto agli studenti a non lasciarsi paralizzare dalla crisi odierna e a «non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia» con un compito preciso: “studiate, coltivate, custodite la giustizia per essere insieme artigiani della vera pace: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, costruita attraverso la concordia tra i popoli e la custodia della Terra.”

Agli studenti domanda «intelligenza e audacia» per aiutare «a ristabilire un autentico orizzonte di senso», ai docenti la fiducia negli studenti, coltivando «un proficuo contatto con le menti e i cuori dei giovani», ricordando che «insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata».

Alla comunità della Sapienza Leone affida una visione alta del sapere, che serve soprattutto a discernere chi si è, e, in un mondo attraversato da guerre e disuguaglianze, lascia ai giovani la responsabilità di immaginare e costruire un domani diverso.

Da Il Chiostro – Azione Cattolica Italiana

 

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