80 anni di Repubblica

La partecipazione come scelta di libertà del 90% degli aventi diritto, in quel 2 giugno,  in cui, per la prima volta, veniva garantito il suffragio universale che estendeva alle donne il diritto di voto.

Un voto che scelsero di esercitare in massa, come risposta all’oppressione nazifascista, la libertà da una monarchia appannata da una dittatura spietata, l’urgenza della pace tra le nazioni come opzione non più rinviabile, la partecipazione come strumento di protagonismo all’interno della società, l’uguaglianza politica tra uomini e donne.

Per le donne la scheda ricevuta in occasione del referendum richiamava alla responsabilità del futuro del Paese che prendeva forma. Armida Barelli, che lavorò incessantemente con la Gioventù Femminile nel coinvolgimento delle donne elettrici ed eleggibili, ripeteva spesso che “Le donne sono la forza dell’Italia!”. Aveva ragione: le donne che votarono erano ben un milione in più degli uomini, e lei si spese con tutte le donne dell’Azione Cattolica per superare i pregiudizi per cui, molti nella società del tempo, le giudicavano incapaci di scelte.

Oggi, come allora, festeggiare trova ancora senso in ogni luogo del nostro vivere quotidiano, intorno ad una comunità dove ciascuno possa ritrovarsi nei principi fondamentali della Carta Costituzionale, per ribadire con coraggio l’urgenza della convivenza pacifica e del ripudio della guerra e del dialogo come opera incessante di tessitura di legami buoni tra cittadini, tra generazioni, tra estrazioni sociali diverse.

Occorre, quindi, dinanzi a venti di guerra e a spinte spinte sempre più marcate di rivendicazioni di asserite superiorità o chiusure, ripartire da noi, dall’ordinario delle nostre vite, perché il nostro impegno quotidiano diventi la manifestazione piena di questa dedizione nella costruzione comune di un Paese accogliente, pacificato, solidale.

Anche la libertà nasce dalla possibilità di scegliere responsabilmente e questa libertà è la conquista proprio di questa giornata di festa. In un tempo in cui molti popoli non sono liberi perché oppressi, da regimi politici repressivi, da culture che escludono la pari dignità, da algoritmi che ci costringono a scegliere deresponsabilizzandoci o a decidere sotto pressanti condizionamenti, la libertà resta un valore universale e inestimabile.

Libertà come chiamata in causa della responsabilità e dell’impegno. Uomini e donne libere che scelgono, che prendono parte, ciascuna e ciascuno con il proprio bagaglio esperienziale, con le proprie sensibilità e idee, col proprio impegno quotidiano.

Da il Chiostro.it, articolo di Luca Toso

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