Il calore della realtà

Negli incontri tenuti questa primavera, di cui abbiamo riferito anche in questo spazio, abbiamo ricordato come la Scienza non sia disponibile a chi prova a comprarsela per fabbricare una realtà alternativa; prima o poi la Verità, del nostro essere Creature prima ancora di quella rivelata, chiede il conto, di solito saldato dai poveri che, nella fattispecie, sono le prime vittime di siccità, alluvioni e uragani.

Il magistero degli ultimi due papi, in particolare da Laudato si a Magnifica Humanitas è abbastanza chiaro, per chi lo vuole capire: la tecnologia ha un impatto sul creato ed è responsabilità dell’uomo, con la sua intelligenza, essere custode e non dominatore, perché la Terra è Casa comune.

Allora in questi giorni di caldo torrido, quando nonostante le evidenze, c’è la tentazione di scaricarsi di ogni responsabilità, perché la letteratura del secolo scorso ci conferma che “in estate ha sempre fatto caldo”, nel nostro spazio ci limitiamo a pubblicare un grafico, della NASA, quindi proveniente da un paese le cui autorità non sono certo imputabili di essere “verdi”. Il grafico mostra la differenza tra la temperatura globale della superficie e la media del periodo 1951 – 1980. Ovviamente si possono citare voci più o meno autorevoli, spesso sempre le stesse o non riferite con completezza, che non sono d’accordo.

Ma il consenso scientifico su questo è un fatto; se anche domani nevicasse non verrebbe meno la certezza che stiamo alterando il clima, che ricordiamolo, è diverso dal bollettino meteo.

Possibile, non dimostrabile, che le variabili in gioco siano talmente numerose che gli esiti non sono prevedibili, ma per un semplice principio di precauzione, dovremmo usare la nostra intelligenza, il nostro potere, direbbe Papa Leone, per smettere di danneggiare il mondo, non per negare il danno.

Francesco Frigerio, per il gruppo I Care

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