Globalizzazione oggi

Quanto ci interessa la politica globale? Nei giorni scorsi Avvenire ha celebrato la ratifica del trattato TPNW, che rende illegale di fronte alla comunità internazionale non solo l’uso ma il semplice possesso delle armi nucleari, con il titolo di prima pagina e due pagine interne. Non si tratta di qualcosa che in fondo riguarda al massimo gli stati e non le persone? Noi “boomers”, cresciuti all’ombra della cosiddetta dottrina della mutua distruzione assicurata,  forse siamo più sensibili al fatto che le bombe sono ancora lì pronte,  ma ci sono anche altri argomenti.

La manutenzione e la sicurezza delle armi atomiche costano enormi cifre che potrebbero essere meglio impiegate, inoltre, al fine di prevenire la proliferazione delle stesse, sono state combattute e in parte sono in corso guerre e guerriglie vere. Le questioni grandi, che poi sono intrecciate alle piccole, non sono mai limpide: al TPNW non aderisce alcuno dei paesi che controlla armi atomiche ma neanche i loro alleati come l’Italia stessa. D’altra parte, l’unico paese che ha effettivamente rinunciato all’atomica, dopo averla collaudata in segreto, è il Sudafrica, alla fine del regime dell’apartheid, con la nobile motivazione di non lasciare ai neri il controllo della bomba atomica.

Uguali nobili motivazioni hanno spinto USA e Russia a rinunciare allo scenario di una guerra atomica “ limitata all’Europa “ (grazie!)  quando, l’idea che l’Ucraina, “libera dal giogo sovietico”, possedesse l’atomica ha preoccupato in uguale misura USA e Russia. Non si può negare tuttavia, che la consapevolezza dell’inutilità dell’arma atomica è maturata, almeno nei paesi democratici, anche grazie allo studio delle conseguenze ambientali che ancora oggi riusciamo a individuare a carico dei test in atmosfera che sono proseguiti fino agli anni ’80. Anche in assenza di rappresaglia, non esiste un impiego sicuro di queste armi, per nessuno. 

Il TPNW ha anche aspetti discutibili, a partire dal fatto che l’effettivo smantellamento definitivo delle testate, per la conversione in fonti di energia e la verifica del processo, richiedono conoscenze e tecniche che possiedono solo gli stati e le industrie coinvolte. Non si può risolvere il problema dichiarandole illegali, ma se gestito da organismi internazionali, i quali devono essere autorevoli, questo trattato è un punto di partenza.

Adoperarsi per la pace anche informandosi su questi temi è quindi importante anche per i cristiani, perché in tutto il mondo, le conseguenze delle varie guerre, o degli embarghi,  dal punto di vista dei poveri possono essere uguali. Per questo problemi del genere ci riguardano e in questo senso è fuorviante ridurre la politica ai valori proclamati.  Sforzarsi di capire quale progetto è più importante sostenere, in ogni situazione concreta per il bene comune, considerando  l’intera realtà, e non solo un aspetto, è fatica ineludibile di ogni fedele. Al di là delle ironie, questa fatica è quella  dell’essere cattolici adulti.

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